PER APPROFONDIRE:

F. Giannattasio: L'organetto
Ed. Bulzoni, Roma 1980

P. Monichon: l'Accordèon
Ed. Payot, Lausanne (CH) 1974
BREVE STORIA DELL'ORGANETTO

L’organetto, o meglio la fisarmonica diatonica, nasce in Austria nel 1829 ad opera di Cyrill Demian, costruttore di organi e pianoforti a Vienna. Lo strumento originario, denominato "accordion", era dotato di un mantice azionato dalla mano sinistra, di una cassettina contenente le ance libere metalliche, raggruppate in modo tale da produrre accordi completi, e di una tastiera con cinque tasti azionati dalla mano destra, ciascuno dei quali comandava una valvola per consentire il passaggio dell’aria attraverso un determinato gruppo di ance. L’"accordion" di Demian utilizzava ance di tipo bitonico, cioè in grado di produrre determinati suoni solo aprendo il mantice e altri suoni solo chiudendolo; ad uno stesso tasto potevano così corrispondere due suoni differenti, a seconda della direzione della corrente d’aria nel mantice, in analogia con l’armonica a bocca, inventata pochi anni prima (1821) dal tedesco Buschmann. In tal modo lo strumento poteva produrre 10 accordi completi con soli 5 tasti.
Tra il 1830 e il 1840 l’ "accordion" si diffonde nel Nord Europa (Francia, Germania, Svizzera) e successivamente in Russia, Cecoslovacchia, Polonia, Italia, Gran Bretagna, e Stati Uniti.
In questo periodo lo strumento viene continuamente modificato, per migliorarne le potenzialità sonore.
Viene ampliata la tastiera di destra (fino a 14 tasti su una sola fila, poi fino a 27 su due file) e si sostituiscono gli accordi completi con singole note per eseguire brani melodici.
Viene aggiunta un’apposita valvola di presa d’aria; si aggiunge una cassettina sul lato sinistro con ulteriori ance, e relativi tasti, per produrre sia le note di basso sia gli accordi necessari ad accompagnare le melodie realizzate con la tastiera di destra.
Molte di queste innovazioni tecniche sono da attribuire, oltre che allo stesso Demian, a costruttori francesi e tedeschi che, tra l’altro, estendono anche la gamma sonora dell’accordion fino a tre ottave, prima nell’ambito della scala diatonica e poi di quella cromatica.
Altra innovazione significativa riguarda il numero di ance (ugualmente intonate) messe in funzione da uno stesso tasto.
Dal sistema di base, che prevedeva per ogni tasto una sola "voce" (ancia) a doppia azione (bitonica), si passa alle due e poi alle tre voci per tasto, intonate sulla stessa nota, anche in ottave diverse (voci bassa, normale e acuta), consentendo così l’introduzione dei "registri" (variatori di timbro sonoro).
L’ancia di tipo unitonico (che produce la stessa nota, indipendentemente dal movimento del mantice) viene introdotta, da costruttori italiani, nella tastiera dei bassi/accordi attorno al 1880, dando origine ad un meccanismo basato su un complesso sistema di tiranti e valvole a effetto multiplo, che consente di aumentare il numero di tasti(e di bassi/accordi) dagli originali 2, 4 o 8, fino a 48 e oltre, mantenendo relativamente basso il numero di ance impiegate (una stessa ancia può intervenire nella formazione di più accordi e conseguentemente viene messa in funzione da tasti diversi). La nuova meccanica permette di dare ai bassi e agli accordi della tastiera dell’accompagnamento una progressione per quinte e di produrre accordi maggiori, minori e di settima su tutta la scala cromatica, incrementando notevolmente lo possibilità armoniche dello strumento. Nell’ultimo ventennio del secolo vedono così la luce gli accordion (diatonici e cromatici) a sistema "misto": bitonico per la melodia e unitonico per l’accompagnamento. In questi strumenti le file di tasti melodici vengono portate a tre e poi a quattro (fino a 37 tasti complessivi), per sfruttare al meglio l’aumentato numero di bassi, che cresce fino a 80.
Va sottolineato che per tutta la seconda metà dell’800 anche gli strumenti cromatici mantengono il sistema bitonico nella tastiera melodica; solo nel 1897, ad opera dell’italiano Paolo Soprani, l’accordion cromatico adotta totalmente il sistema unitonico, aprendo la strada alla moderna fisarmonica cromatica. Dai primi del ‘900 inizia la grandissima espansione della fisarmonica cromatica, che si diffonde in tutta Europa e nel resto del mondo, grazie alla completezza delle sue capacità melodiche e armoniche, ulteriormente migliorate grazie all’introduzione della tastiera melodica tipo pianoforte.
Inizia così il declino della fisarmonica diatonica, che vede dapprima la scomparsa degli strumenti a sistema ?misto?, poi il confinamento degli strumenti interamente diatonici nell’ambito della musica tradizionale.
In Italia la prima fabbrica di "accordion" viene fondata nel 1863 da Paolo Soprani, a Castelfidardo in provincia di Ancona (Marche). Lo strumento, nel nostro Paese viene denominato "armonica" e successivamente "fisarmonica", ma il nome più comunemente utilizzato è quello, dialettale, di "organetto". Questo nome resterà poi ad indicare lo strumento diatonico, nell’uso tradizionale, fino ai nostri giorni.
La costruzione di organetti si espande e ritmo vertiginoso tra il 1870 e il 1900, con la nascita di numerose fabbriche, localizzate in particolare nelle Marche (Castelfidardo, Macerata), in Lombardia (Stradella, Cremona) e in Piemonte (Vercelli, Leinì). Con l’invenzione della fisarmonica cromatica cresce ulteriormente il numero di costruttori, che realizzano sia fisarmoniche sia organetti.
Nel 1924, un primo censimento delle fabbriche di fisarmoniche e organetti ne individua in Italia ben 93 su un totale di 232 in tutta Europa.
Oggi il numero dei costruttori italiani si è ridotto ad appena una trentina, di cui solo una diecina continua a produrre organetti, in particolare a Recanati e Castelfidardo e nella provincia di Teramo.
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